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  1. Compiti ed Appunti Scolastici/

Georgiche di Virgilio, storia, analisi del proemio e approfondimento sulla bugonia

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Le Georgiche di Virgilio

Le Georgiche sono un opera encomiastica di Virgilio verso la Gens Iulia “cammuffata” da manuale agricolo. Al tempo erano già diffusi manuali pratici come il “De Agri Cultura” di Catone. Virgilio scrive questa opera dopo essere entrato a far parte del circolo di Mecenate, il braccio destro dell’Augusto Ottaviano. L’opera è scritta in esametri e divisa in quattro libri, si ispira sia al De Rerum Natura di Lucrezio sia ai dettami della poesia neoterica - semplice e lineare - e dell’alessandrinismo, e venne scritta dal 37 al 31 a.C. Questa è la suddivisione dei libri, che possiamo comprendere anche dai primi versi del proemio.

La suddivisione dell’opera #

Libro I - La coltura dei cereali

Libro II - Viticoltura

Libro III - Allevamento

Libro IV - Il mondo delle api

Mecenate chiede a Virgilio di scrivere un’opera sulla vita nei campi. Tutto va a a concordare con la politica di Ottaviano Augusto, secondo cui il lavoro nei campi è il lavoro più nobile che si possa svolgere, per ripristinare gli antichi valori e il mos maiorum.

Questo è fondamentale come propaganda, perché il lavoro nobilita l’uomo, viene concesso e quasi imposto da Giove, il quale aveva notato che gli uomini stavano iniziando a indebolirsi perché si occupavano solo delle loro cose personali. Giove impone il lavoro agli uomini con lo scopo di far progredire l’umanità.

Se l’uomo è impegnato in attività che sviluppano la propria mente, questo porterà ad un progresso dell’umanità. Il lavoro dunque è un modo per incitare gli uomini a progredire.

All’interno del nostro proemio ci sono le tematiche dei 4 libri, l’invocazione a Mecenate ed ad Ottaviano Augusto e la conclusione.

Proemio delle Georgiche in Italiano #

[LE GEORGICHE, T3 IL PROEMIO, Georgiche 1,1-42 (pag 80-82)

Versi da 1 a 17 del Proemio #

Cosa faccia fertili i campi,in quale stagione

smuovere la terra,Mecenate,quando convenga unire

gli olmi alle viti,quale cura dei buoi,che attenzione si deve

avere per il bestiame,quanta esperienza con le api parsimoniose,

da ciò comincerò a cantare.Voi,illustri lumi del mondo,

accompagnate nel cielo l'anno che procede;

Libero e vitale Cerere,se la terra con il vostro dono

mutò la ghianda Caonia in una ricca spiga,1

e mescolò le acque Acholie in scoperta uva,

e voi,numi protettori dei contadini,Fauni,

siate propizi allo stesso modo insieme voi Fauni con le ragazze delle driadi:

io canto i vostri doni;O Nettuno,a cui,per primo,la terra,

percossa dal grande tridente,fece emergere il cavallo fremente;

E abitatore dei boschi,a cui trecento nivei giovenchi

mordono i cespugli fiorenti di Cea;

Tu stesso Pan,custode delle pecore,assistimi

lasciando il bosco patrio e le alture del Liceo.

[…]

Versi da 24 a 30 del Proemio #

E tu appunto,Cesare,forse vorresti occuparti

della cura dei terreni e soprattutto la terra ti prenda

come autore potente dei frutti e delle stagioni,

cingendo le tempie con il materno mirto;

Forse verrai come un dio nell’immenso mare e i tuoi

marinai ti venereranno con il solo nome.

[…]

Versi da 39 a 42 del Proemio #

Dai una facile navigazione e acconsenti le audaci imprese

e,impietosito per gli ignari contadini della loro arte,

procedi ed abituati ad essere chiamato già da ora con preghiere.

Approfondimento T7; Aristeo, Orfeo e la bugonia #

Il libro si chiude con due storie che si incontrano insieme, quella di Aristeo e di Orfeo, dio del sonno. A cui viene concesso di riprendersi la sua amata a patto di non girarsi fino del’uscita dagli inferi. Aristeo ha perso il suo allevamento di api, mentre Orfeo la sua amata. Virgilio ci dice che Euridice è morta mentre scappava da Aristeo che la stava inseguendo.

La conclusione del IV libro è rimasta discussa perché si doveva concludere con una dedica a Cornelio Gallio, che nei 12 anni di scrittura da essere uno dei generali della Campagna d’Egitto di Ottaviano comincia ad essere non più ben visto, ed escluso dal circolo di Mecenate si suicida. Dunque il finale del IV libro diventa la storia di Aristeo ed Orfeo.

Aristeo ha perso il suo sciame di api, mentre Orfeo si sta disperando per una cosa meno importante, la perdita l’amore della sua amata per via della morte.

Euridice insegue Aristeo e Orfeo insegue Euridice. La perdita di Aristeo è dovuta ad una punizione divina, la donna inizia ad essere un tramite tra i due. Orfeo insegue Euridice, incontrata prima nei boschi. Aristeo la rifiuta, tra i due scoppia un litigio, i due iniziano a rincorrersi, la donna viene morsa da un serpente e muore, discende negli inferi.

Orfeo cerca di recuperare Euridice scendendo anch’egli negli inferi ma si deve fidare degli dei, accettando un patto: riavrà la sua amata se non volgerà il suo sguardo agli inferi nella sua risalita con Euridice. Orfeo, poco prima di uscire, si gira, dunque viene ammazzato e sua moglie torna negli inferi.

Aristeo rispetta i patti con gli dei ed onora gli dei eseguendo frequenti sacrifici, tra i quali spicca l’uccisione di un bue. Nel momento in cui il bue viene trucidato, il nuovo sciame d’api inizierà ad emergere dalla carcassa di uno degli animali sacrificati. La rigenerazione della vita da una carcassa è metafora della rinascita della vita dalla morte.

Inoltre, nel racconto di Virgilio gli dei provano a fare di tutto per provvedere al benessere del genere umano, ma Orfeo non rispetta i patti e muore mentre Aristeo, grazie al valore della pietas ed al mos maiorum ottiene le api dalla carcassa dell’animale. Il termine bugonia si riferisce alla nascita della vita dalla carcassa di un bue ed è ciò che avviene in questo componimento di Virgilio.